Laboratorio

FORMAZIONE INSEGNANTI

ALFABETO TEATRO – Laboratorio di alfabetizzazione teatrale tra gioco e progetto educativo

Fare teatro tra gioco e progetto educativo propone un percorso di alfabetizzazione attraverso gli elementi che caratterizzano il fenomeno teatrale, tenendo particolarmente conto della natura del bambino/ragazzo e del suo processo di crescita.
Spostare il discorso in questa direzione vuol dire riconsiderare gli elementi che caratterizzano il teatro – l’attore, il testo, lo spazio, lo sviluppo drammaturgico, ecc. – reinventandoli alla luce di un prezioso confronto con i bambini/ragazzi e la scuola.
Questo, dunque, è il dato di partenza del lavoro. Un dato che, senza perdere di vista i modelli culturali a cui ognuno fa riferimento, sia in grado di porre il bambino/ragazzo e le sue potenzialità espressive al centro del discorso e, insieme, di suggerire i possibili percorsi per individuare un teatro capace di appartenere ai bambini/ragazzi stessi. Una scelta di campo precisa che sposta l’attenzione dal teatro inteso come modello da imitare, alla persona che inventa il proprio teatro partendo dalla sua particolare visione del mondo.
Tre sono le linee che caratterizzano l’approccio al teatro presentato durante il corso:

– conoscere e sperimentare gli elementi fondamentali della grammatica del linguaggio teatrale;

– riflettere sulle potenzialità di tali elementi in contesti progettuali che intendano favorire la scoperta e la ri-scoperta reciproca o, più in generale, il miglioramento della relazione con se stessi e con gli altri;

– individuare le possibili strategie operative utili a valorizzare le potenzialità del linguaggio teatrale in ambito educativo.

Questi gli argomenti toccati durante il laboratorio.

– Riflessione sulle diverse idee di teatro e prima definizione di un teatro che appartenga a chi lo fa. La funzione del teatro tra percorsi educativi, socializzazione e bisogni espressivi.

– Il linguaggio teatrale tra teatro e teatralità.

– La teatralità come strumento per esprimere e smitizzare ansie, paure e bisogni. Il teatro come mezzo ecologico per raccontarsi: il piacere di fare finta per sé e per gli altri.

– Il gruppo inteso come comunità in grado di produrre il proprio teatro partendo da se stesso, dal proprio desiderio di raccontare i sogni e le paure che lo caratterizzano, di esprimere la propria visione del mondo.

– Il bambino/ragazzo che fa teatro: attore bravo o attore consapevole?

– L’alfabeto del teatro a misura di bambini e ragazzi: giocare a fare finta, i personaggi e la capacità di interpretare attraverso il corpo e la voce, lo spazio e le sue potenzialità teatrali.

– Percorso o prodotto finale: il senso ed il ‘peso’ dello spettacolo finale all’interno di un progetto teatrale. Strategie e tecniche operative per realizzare una rappresentazione con bambini e ragazzi.

Il laboratorio è strettamente collegato a quanto si potrà trovare in modo più approfondito e dettagliato nel testo di Marco Bricco Alfabeto Teatro. Idee e materiali per un percorso teatrale dai tre ai dieci anni, edizioni Erickson.

Il laboratorio si articola in 6 incontri di 2 ore o con modalità concordabili a seconda dei casi e sarà modulato di volta in volta a seconda delle competenze pregresse dei docenti coinvolti. L’attività è rivolta ad un massimo di 25 partecipanti. Es. Tecniche: spazio sufficientemente ampio dotato delle sedie necessarie (aula, piccola palestra o simili). 


ASCOLTARE LA VOCE
Corso teorico e pratico per l’utilizzo espressivo della voce per comunicare, per raccontare, per leggere, per condurre un gruppo

La voce oltre ad essere veicolo di comunicazione, è strumento dalle inesauribili potenzialità espressive. Queste potenzialità si esprimono prevalentemente attraverso le sue caratteristiche sonore. È nel suono, infatti, che va ricercata l’origine della sua forza espressiva. È l’uso sapiente delle possibili sonorità, dei ritmi, delle pause, che fa scattare la fascinazione. È dunque dal suono che occorre partire, considerando la voce esattamente come uno strumento musicale, con le sue caratteristiche tecniche ed espressive. Ascoltare la voce muove da queste semplici considerazioni per sviluppare un suo particolare approccio all’argomento.
Il principio portante e l’obiettivo degli incontri sarà quello di esplorare una strada che porti alla riscoperta della propria voce. E siamo convinti che per fare ciò occorra innanzitutto riascoltarsi e insieme ritrovare il gusto ed il piacere per le sonorità vocali che siamo in grado di produrre. È necessario recuperare la curiosità, tipica della primissima infanzia, che è condizione indispensabile per affrontare qualunque percorso esplorativo.
Due sono gli elementi di riferimento, da un lato il suono prodotto e dall’altro la disponibilità all’ascolto. Il suono e la sonorità che la voce è in grado di produrre costituiscono dunque il materiale su cui lavorare, mentre la sfera uditiva e l’abitudine all’ascolto di sé e degli altri sono il mezzo indispensabile per poter manipolare tale materiale. Occorre precisare che partire dal suono e dall’ascolto significa puntare l’attenzione soprattutto sulla componente espressiva della voce, non per questo però, il lavoro sulla tecnica vocale sarà escluso a priori. Si tratterà, piuttosto, di intendere quest’ultima non come esercizio fine a sé stesso, ma come elemento funzionale ad una determinata esigenza. Sotto l’aspetto metodologico, i partecipanti saranno coinvolti, fin da subito, nelle proposte di lavoro. Le attività, a carattere prevalentemente pratico, saranno mirate ad incoraggiare quel percorso di esplorazione e di riscoperta di cui si è detto. Inoltre verrà posta particolare attenzione nel salvaguardare l’aspetto ludico delle proposte. In quanto è stato scritto fin qui, non paia sospetta la mancanza di riferimenti diretti al teatro. Durante il laboratorio, infatti, ogni momento apparterrà al teatro e metterà in gioco la teatralità di ogni partecipante e di cui ogni partecipante è portatore. Il gioco attraverso cui la voce si fa teatro comincia dentro di sé, in una dimensione estremamente personale, profonda ed interiore, fatta di suoni ascoltati ed intuiti, fatta di ritmi e di silenzi prima vissuti e poi sapientemente dosati, in uno spazio dove teatro e musica si fondono e toccano la sfera emotiva.
Nel corso degli incontri gli argomenti trattati saranno

– la respirazione, l’emissione della voce e l’orecchio come indispensabile strumento per l’ascolto

– la voce come comunicazione, come espressione e come emozione: ritmi, silenzi e sonorità vocali

– la voce e la presenza scenica: posture e atteggiamenti fisici, posture e atteggiamenti vocali per conquistarsi l’attenzione del pubblico

– dal suono alla parola: suonare le parole

– dalla parola al racconto orale: la voce per raccontare e per interpretare personaggi

– dal racconto orale al testo scritto: la lettura espressiva.

Il laboratorio si articola in 6 incontri di 2 ore o con modalità concordabili a seconda dei casi. L’attività è rivolta ad un massimo di 25 partecipanti. Es. Tecniche: spazio sufficientemente ampio dotato delle sedie necessarie (aula, piccola palestra o simili).


IL TEATRO COME STRATEGIA RELAZIONALE – Il linguaggio teatrale come strumento di inclusione valorizzazione della disabilità

Parlare di teatro come esperienza utile al miglioramento della relazione significa collocare il teatro stesso in un’area di pensiero che abbraccia campi diversi, quali l’antropologia, la sociologia, la psicologia, la pedagogia.
In questa prospettiva, il teatro deve mettere provvisoriamente da parte la sua identità di esclusivo evento spettacolare, per recuperare un elemento altrettanto importante della propria originaria natura: il suo essere forma di espressione e comunicazione e, di conseguenza, strumento utile alla valorizzazione delle specificità del singolo. E’ il suo essere linguaggio di tutti, ed alla portata di tutti, che già offre la misura di quanto il teatro giochi un ruolo importante nella relazione.
In più, fondandosi sul meccanismo della finzione, il teatro spinge la comunicazione in uno spazio altro, diverso dal reale perché fantastico, apparentemente lontano ma inscindibilmente legato a chi è partecipe della finzione stessa, a chi si lascia condurre sul terreno della fascinazione. Nello spazio del teatro si può dunque raccontare se stessi fingendo di parlare di altri; si può giocare con i propri vissuti, anche i più drammatici, essendo sostenuti dalla forza e dalla leggerezza del ‘far finta di’.
L’obiettivo principale del teatro di cui si parla non è evidentemente quello di creare attori, drammaturghi o registi, ma quello di partecipare con la propria naturale teatralità ad un’esperienza che è personale e collettiva allo stesso tempo.
E’ in questo senso, dunque, che lo spazio comunicativo tracciato dalla finzione teatrale si propone come un possibile luogo di contatto tra ‘normalità’ e ‘diversità’ o, meglio, come un potenziale luogo di incontro e scontro, di scoperta e valorizzazione di sé e dell’altro: uno spazio neutrale di frequentazione e di gioco dove provare a riscoprire il valore di un tempo insieme.
Nel corso degli incontri verranno trattati i seguenti argomenti:

– Riflessioni e considerazioni generali sui rapporti tra handicap e contesto classe

– Le specificità ed il senso di un teatro pensato come strategia relazionale

– Il teatro come spazio e come occasione per la relazione: quando il teatro è solo per qualcuno, quando il teatro è per tutti.

– Il teatro come spazio e come occasione per la relazione: riflessioni e strategie operative per riscoprire e valorizzare l’attoralità presente in ognuno di noi.

– Il teatro come spazio e come occasione per la relazione: coccole e contatti teatrali

– Il teatro come spazio e come occasione per la relazione: creare, giocare e ‘vivere’ contesti teatrali differenti

– Il corpo espressivo: imitarsi, completarsi ed inventarsi per conoscersi

Il laboratorio si articola in 6 incontri di 2 ore o con modalità concordabili a seconda dei casi. L’attività è rivolta ad un massimo di 25 partecipanti. Es. Tecniche: spazio sufficientemente ampio dotato delle sedie necessarie (aula, piccola palestra o simili). I partecipanti sono invitati a portare con sé un cuscino e due lenzuola bianche matrimoniali. Si consiglia un abbigliamento comodo.


BAMBINI IN SCENA – Percorsi e strategie per realizzare uno spettacolo con i bambini

Troppo spesso il significato del termine spettacolo si da per scontato così come la sua presenza come naturale, ed inevitabile, conclusione di un laboratorio teatrale. In realtà, però, crediamo sia necessario chiedersi quali siano il ruolo e la natura della rappresentazione finale in relazione dell’attività proposta, bisogna cioè chiarire il perché ed il come inserirla all’interno del progetto complessivo. Conviene allora fare alcune considerazioni a riguardo.
Perché giungere ad uno spettacolo finale?
Al di là dei modelli culturali a cui facciamo riferimento o delle esigenze dettate dalle feste comandate, come ad esempio il Natale, il Carnevale o la chiusura dell’anno scolastico, se non si vuole perdere di vista il senso generale del lavoro, bisogna porsi il problema di quale sia la funzione dello spettacolo nell’economia del percorso che si va conducendo. Ed evidentemente all’idea di un teatro che nasce all’interno di una comunità, in questo caso composta da bambini, non può che corrispondere un’idea di spettacolo come momento in cui quella stessa comunità sceglie di aprirsi ad altri.
Ragionando in questo modo si dà al momento spettacolare, indipendentemente dalle sue caratteristiche e dal suo contenuto, un ruolo denso di importanti implicazioni progettuali. Ad esempio diventa, sia per il bambino che per l’adulto conduttore, un fondamentale momento di verifica per il percorso sviluppato insieme e, nel contempo, ne rappresenta tanto l’esemplificazione quanto la sintesi. Poi è l’occasione per condividere l’esperienza fatta con familiari e coetanei. È un’esperienza quasi sempre molto intensa che mette alla prova il singolo e contribuisce a fortificare i rapporti interni al gruppo, dando più unità al gruppo stesso. E ancora, essendo un elemento strutturalmente legato al teatro, costituisce una tappa indispensabile all’acquisizione del linguaggio teatrale.
Come collocare lo spettacolo all’interno del percorso complessivo?
Se si parte dall’idea che il momento spettacolare sia l’occasione nella quale una comunità teatrale si apre e si confronta con chi non fa parte di essa, allora qualunque situazione di questo tipo può essere considerata spettacolo, indipendentemente dalla semplicità o dalla complessità di ciò che viene rappresentato, perché è la stessa presenza del pubblico a connotarne la natura.
Questa riflessione non solo restituisce un suo valore, ed un suo senso, a moltissime esperienze teatrali che paiono avere meno dignità solo perché condotte nelle aule scolastiche anziché sul palco di un teatro, ma suggerisce anche la prospettiva da seguire per rendere organico quest’aspetto al progetto complessivo.
Lo spettacolo va pensato come un evento estremamente flessibile, le cui tipologie possono essere davvero innumerevoli, dalla festa collettiva alla semplice lezione aperta in cui si presentano alcuni dei giochi fatti con i bambini durante il percorso, fino ad arrivare alle strutture più complesse ed elaborate dal punto di vista drammaturgico. E se da un lato, come detto, la presenza del pubblico ne garantisce la natura, dall’altro è indispensabile puntare proprio su queste differenti tipologie per dare una certa gradualità anche al momento spettacolare, in modo che proceda di pari passo con tutti gli altri elementi che caratterizzano il percorso.
E la gradualità di cui stiamo parlando dovrà essere ricercata prima di tutto nella struttura e nei meccanismi su cui si fonda lo spettacolo, più ancora che nei contenuti, perché anche in questo caso bisogna dare al bambino il tempo necessario per maturare le sue esperienze teatrali.
Questa, dunque, è l’idea di spettacolo a cui il laboratorio fa riferimento ed attorno alla quale verrà articolato il lavoro. L’idea di un confronto ed uno scambio con il pubblico da vivere il più possibile in un’ottica di festa, dove il bambino sia consapevole di ciò che fa e di ciò che accade attorno a lui, dove si cerchi un’intensa complicità interna al gruppo e dove non si voglia mirare subito al grande evento, dal quale, passata l’esaltazione, si rischia di uscire senza più energia e motivazioni per il futuro.
Nel corso degli incontri verranno trattati i seguenti argomenti:

– Riflessioni sulla natura e sul senso di uno spettacolo teatrale a misura di bambino.

– Lo spettacolo finale come parte integrante del progetto teatrale e non come l’unico obiettivo da raggiungere.

– Il tema del lavoro: come sceglierlo, come svilupparlo e come rielaborarlo alla luce del pensiero bambino.

– Strategie e tecniche operative, teatrali e non, per raccogliere i pensieri e le idee dei bambini sul tema scelto.

– La necessità di chiedersi sempre il perché di ciò che viene rappresentato. L’importanza di preservare la coerenza narrativa, drammaturgica e stilistica dell’insieme.

– Il bambino in scena. Attore bravo o attore consapevole? Il principio e la pratica dell’imitazione come strumento e suggestione, per sviluppare una attoralità e consapevole.

– Oggetti, costumi, musiche e luci per uno spettacolo teatrale a misura di bambino.

Il laboratorio si articola in 6 incontri di 2 ore o con modalità concordabili a seconda dei casi e sarà modulato di volta in volta a seconda delle competenze pregresse dei docenti coinvolti. L’attività è rivolta ad un massimo di 25 partecipanti. Es. Tecniche: spazio sufficientemente ampio dotato delle sedie necessarie (aula, piccola palestra o simili) Si consiglia un abbigliamento comodo.


LE PAROLE PREZIOSE DELLA VITA

Il laboratorio è un percorso di lavoro che, integrando aspetti diversi legati al teatro, alla suono e alla musica, alla gestualità e al movimento ed alla scrittura poetica, intende proporre un possibile approccio ai linguaggi artistici, intesi come strumenti per dare voce ai pensieri e alle fantasie dei partecipanti sugli aspetti più importanti della vita: una riflessione “artistica”, personale e collettiva allo stesso tempo, sui valori che aiutano a crescere e a stare insieme nel rispetto reciproco.
Ognuno di noi, bambino o adulto che sia, ha persone e cose attorno a sé che ritiene particolarmente preziose, ha emozioni e sentimenti che pensa siano assolutamente indispensabili alla propria esistenza.
Se poi proviamo a confrontarci con gli altri, probabilmente troveremo affinità e differenze con ciò che loro hanno di più prezioso. Insieme potremo allora provare a cercare quei tratti comuni che ci rendono ancora di più, e meglio, parte del gruppo.
È un passo importante per poter vivere meglio con chi ci sta accanto e poter instaurare relazioni più vere, profonde e condivise.
Da qui alla dimensione artistica, il passo è più breve di quanto si possa pensare.
Da sempre, l’impiego dei linguaggi artistici aiuta a metterci in contatto con noi stessi e con gli altri, a creare un ponte tra noi e il mondo che ci circonda dando voce, attraverso la metafora, ai pensieri e alle emozioni più vive e profonde. Utilizzare gli strumenti del teatro, del suono e della musica, della gestualità e del movimento, della scrittura poetica, può allora diventare un cammino ricco di suggestione e di fascino, per dare voce a quegli aspetti della vita che ognuno di noi, con gli altri, ritiene preziosi e indispensabili alla propria esistenza. Un cammino che, a seconda dei casi, potrà concretizzarsi in uno stimolante percorso di conoscenza reciproca o, anche, prendere forma drammaturgica e diventare uno spettacolo teatrale.
Durante il laboratorio verrà sviluppato il seguente lavoro:

– le parole preziose della vita di ognuno, come testimonianza e sintesi di ciò che più conta nella nostra vita

– le proprie parole preziose di ognuno a confronto con quelle degli altri: alla ricerca delle parole preziose condivise dal gruppo

– il teatro, il suono e la musica, la gestualità e il movimento, la scrittura poetica, per raccontare le parole preziose del gruppo

– dalla creazione artistica allo spettacolo teatrale partendo dalle parole preziose

– le parole preziose e le creazioni artistiche degli adulti a confronto con quelle dei bambini.

Gli argomenti e le attività del laboratorio proposto sono stati più volte sperimentati con bambini e ragazzi quindi, con gli opportuni accorgimenti, potranno essere utilizzati in classe o con il gruppo con il quale si lavora.

Il laboratorio si articola in 6 incontri di 2 ore o con modalità concordabili a seconda dei casi e sarà modulato di volta in volta a seconda delle competenze pregresse dei docenti coinvolti. Es. Tecniche: spazio dotato di sufficienti posti a sedere. N. partecipanti: max. 30. Si consiglia un abbigliamento comodo.


STRATEGIE TEATRALI PER INSEGNARE – Coltivare la propria presenza di fronte a un gruppo

Spesso l’insegnante, al di là delle competenze da passare alla propria classe, si trova di fronte alla difficoltà di creare il necessario interesse nei bambini e nei ragazzi: un problema reale che riguarda prima di tutto la capacità di mettersi in relazione gli uni con gli altri, di imparare ad ascoltarsi.
Viviamo in un tempo in cui il termine contatto si allontana sempre di più dall’evocare l’idea di una vicinanza fisica e rimanda piuttosto alla possibilità di connettersi e di comunicare a distanza tra SMS e navigazioni in rete. Se sia un bene o un male, oppure un semplice segno di cambiamento, ce lo dirà il futuro, ma se torniamo in classe o in sezione, come non notare conflittualità crescenti e diminuzione della capacità di ascolto, come non notare solitudini e difficoltà di relazione?
Non sarà forse che questi bambini così pieni di stimoli e così ricchi di competenze, o presunte tali, rischino poi di incespicare nel contatto con chi gli è vicino, sia esso adulto o coetaneo? E non sarà forse che per l’insegnante che ancora creda nella sua funzione di educatore il nodo da risolvere, ben prima del tipo di competenze da passare, sia la capacità di entrare in relazione con ogni singolo bambino e di favorire un analogo processo tra i suoi allievi? A tutto questo il teatro può dare un contributo prezioso, sia come strategia relazionale utile alla formazione del gruppo che come strumento di comunicazione attraverso cui favorire e stimolare l’attenzione del gruppo stesso.
Il laboratorio proporrà dunque un approccio molto particolare alle tecniche del teatro che, partendo da un’analisi delle proprie modalità di insegnamento, toccherà aspetti quali l’uso della voce, la postura, la gestualità, la gestione dello spazio classe, le strategie e i trucchi per far convergere su di sé l’attenzione o le modalità teatrali per generare interesse, tenendo sempre in primo piano il ruolo e le esigenze del docente. Un percorso che mira alla presa di coscienza ed alla valorizzazione dei comportamenti teatrali più o meno involontari di ognuno, per tratteggiare i contorni di un possibile insegnante attorale.

Il laboratorio si articola in 6 incontri di 2 ore o con modalità concordabili a seconda dei casi e sarà modulato di volta in volta a seconda delle competenze pregresse dei docenti coinvolti.L’attività è rivolta ad un massimo di 25 partecipanti. Es. Tecniche: spazio sufficientemente ampio dotato delle sedie necessarie (aula, piccola palestra o simili).

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