Spettacolo

CANZONCINE UN PO’…BAMBINE. – NOVITA’ 2020 –

Recital di canzoni e brevi storie per attore e chitarra.

di e con Silvano Antonelli
a partire dai 3 anni / Pubblico Misto

Collaborazione drammaturgica Giulia Antonelli

Prodotto in collaborazione con CIRCI

Se volete riascoltare dal vivo le canzoni e le filastrocche con cui vi ho tenuto compagnia durante la quarantena, ecco l’occasione giusta.

 

 

Una carrellata di canzoni, filastrocche e di filastorie originali, scritte cantate e recitate da Silvano Antonelli per e sull’infanzia, che prendono spunto dalla vita e dai pensieri dei bambini . Per una volta sono le paure, i sogni i desideri, le attese, le speranze , i perchè dell’infanzia ad essere oggetto di piccole poesie in musica 

Alcune canzoni evocano situazioni di vita quotidiana : “Ma perché?”, ad esempio, parla delle tante domande sulla vita che i bambini fanno agli adulti in ogni momento della giornata. I bambini nelle loro domande, spesso spiazzanti per la loro ingenuità, sono dei veri e propri filosofi della vita quotidiana perchè rimandano a temi universali. Se ci soffermiamo ad ascoltarli potremo essere degli educatori e forse anche degli adulti migliori; “Il carrello” racconta della spesa al supermercato. In una sorta di viaggio frenetico tra scaffali e prodotti nel tentativo di fare più velocemente possibile la spesa i bambini osservano severi le nostre contraddizioni e la fatica di resistere alle proposte indotte dalla pubblicità e dal consumismo;
“E mangia la pasta” del pranzo dalla nonna. In modo ironico si susseguono valanghe di cibi a dimostrare come spesso nella nostra società si tenda ad esagerare nel proporre continui cibi a bambini che stanno diventanto sempre più obesi ma ce ne accorgiamo soltanto quando il danno è fatto; “Il cerottino” ci presenta piccoli e grandi dispiaceri. Per un bambino i dispiaceri sono tutti grandi e provocano comunque dolore, bisogna rispettare questa sensibilità aiutiamoli a sopportare e superare i dolori così li aiuteremo a crescere; “Il girotondo” canta della responsabilità e della speranza che accompagnano ogni piccolo gesto che facciamo e quindi vuole invitare a prestare attenzione alle decisioni che sottendono i gesti; “Naso d’argento” della paura. E’ liberamente ispirata alla storia di Naso d’Argento antica fiaba inserita da Italo Calvino in Fiabe Italiane dove con l’astuzia si sconfigge e si supera la paura; “L’intervallo” ci trasporta a piè pari nel momento più amato della scuola il momento in cui tutto sembra sospeso ed esiste solo il divertimento per poi riportarci alla vita con il suono della campanella; 

Ogni canzone, filastrocca e filastoria diventano parte di un unico piccolo “gran varietà“ dedicato ai bambini che il nostro attore incontrerà….. 

Tanti temi, come un atlante della vita e dei sentimenti dei bambini. Ma le canzoni, prima di tutto, sono fatte di musica e di parole. Musica suonata dal vivo, con la chitarra. E parole da cantare insieme. Alla fine dello spettacolo ad ogni sezione o classe verrà consegnata la raccolta dei testi delle canzoni ascoltate in modo da riprenderle e impararle una volta tornati a scuola. Portandoci nel cuore i pezzi di quelle… piccole poesie in musica.


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CANZONCINE UN PO’…BAMBINE – Scheda artistica   PDF

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Spettacolo

CARTOLINE. La montagna vista dai bambini.

di Silvano Antonelli
con Roberta Maraini e Laura Righi.
a partire dai 3 anni / Pubblico Misto

Collaborazione drammaturgica Giulia Antonelli
Effetti sonori e tecnica Enrico Seimandi.
Fisarmonica Registrata Improvvisazioni su musica occitana Ivan Gallino

Realizzato nell’ambito del progetto Interreg Alcotra PLUF!

Mi piace la montagna perché è piena di storie…


I Bambini, la Montagna e il Teatro condividono la condizione di essere pensati come periferia. I Bambini della società. La Montagna della geografia territoriale. Il Teatro dei mezzi di
comunicazione. E se invece di considerare questa apparente marginalità come una limitazione la si pensasse come una opportunità? Come l’opportunità di immaginare nuovi modi di raccontare e di raccontarsi? In che modo? A partire da ciò che lega e contraddistingue i Bambini, il Teatro e la Montagna: essere esperienza diretta. I Bambini vivono di esperienza diretta. Il Teatro è esperienza diretta. La Montagna è e vive di esperienza diretta.
 Ai bambini che frequentano le Scuole di alcune valli abbiamo chiesto di raccontare cosa li affascina della montagna e come la descriverebbero a chi non la conosce.
Ne sono scaturite una serie di suggestioni che si sono trasformate in “cartoline teatrali”.
E allora via con la “cartolina” del viaggio per andare in montagna; e poi quella sui tanti animali che si possono incontrare da vicino; e le lunghe e faticose passeggiate in cui è facilissimo perdersi e poi ritrovarsi; il pic-nic; la seggiovia “che sembra di volare”; e la neve, naturalmente; e la polenta; e la fragilità della montagna e la cura e il rispetto che le si deve; e le tante storie che quelle pietre e quegli alberi custodiscono; e il cielo, le stelle…
E tutte quelle sensazioni e quelle parole che non si riescono neppure a dire.
Come si fa a descrivere un profumo? E l’eco della voce che si perde in tanti rimandi? E la
sensazione dell’erba tra le mani? E del vento sulla pelle? E il buio? E l’immensità? E il silenzio?
Una sequenza di scene in cui due attrici, come in un grande gioco, restituiscono al pubblico, in modo divertente, i pensieri dei bambini. Come fossero essi stessi a parlare.
I bambini sono sorprendenti. Attraverso la loro apparente semplicità e immediatezza ci faranno provare il brivido del rapporto con la natura e coi misteri che ci circondano.


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Spettacolo

DI QUA E DI LA’. Storia di un piccolo muro

di Silvano Antonelli

con Roberta Maraini

Collaborazione drammaturgica
Giulia Antonelli, Roberta Maraini, Enrico Seimandi

Fascia età da 4 a 8 anni / Pubblico Misto

con il sostegno di TORINO ARTI PERFORMATIVE
Prodotto in collaborazione con TEATRO DE MICHELI di COPPARO

Lo spettacolo è l’esito di “Oltre il muro, incontro sul palco tra generazioni”, azione
formativa prevista nel 2018 dal progetto “Nuove Generazioni in/a Teatro”

 

 

Ehh..la paura…Quando uno ha paura delle volte fa delle cose che sembra cattivo…ma non voleva farle..

 

Un piccolo muro attraversa la scena. Uno scoppiettio, come di fuochi d’artificio, e arriva Lei. Sembra caduta dal cielo. Forse è appena nata. Si guarda attorno smarrita. Scopre il muro. E, di là dal muro, degli strani esseri …gli spettatori.
La ragazza è spaventata. Nella sua testa ci sono un mucchio di pensieri. Come saranno quelli di là dal muro? Quanti saranno? Saranno bravi o cattivi? E se ci attaccano i pidocchi? E se…?
Qui comincia il gioco divertente e leggero dello spettacolo. L’attrice di qua, il pubblico di là. E in mezzo il muro.
Una sequenza di domande. Una sequenza di scene.
Ogni scena uno stereotipo che caratterizza il rapporto con gli altri, con le paure che ci assalgono ogni volta che ci troviamo di fronte a qualcosa o qualcuno che non conosciamo.
E le paure e le domande alimentano il muro. Lo fanno crescere.
E, si sa, a forza di costruire muri si rischia di rimanere imprigionati. Come in un labirinto. Come fare?
Lo spettacolo, naturalmente, una soluzione la dà.
Una soluzione e un augurio. Senza retorica e senza voler insegnare nulla. Mettendo al centro la materia di cui è fatto il teatro: le emozioni. L’emozione di essere “Di qua e di là”. L’emozione di cercare di trovare un modo per incontrarsi, per capirsi, per riconoscersi gli uni negli altri, superando i piccoli muri che, spesso, ci portiamo dentro.


VIDEO INTEGRALE SPETTACOLO

DI QUA E DI LA’. Storia di un piccolo muro. 


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DI QUA E DI LA’ – Eolo rivista online GIOCATEATRO 2019   PDF

DI QUA E DI LA’ – Articolo pac L. Bevione GIOCATEATRO 2019   PDF

Klpteatro_Teatro_Ragazzi_italiano_Il_best_of_2019   PDF

Hystrio_Dalla_parte_degli_altri_3/2019   PDF

 

 

Spettacolo

A PROPOSITO DI PiTER PAN

Liberamente ispirato alle visioni di J. M. Barrie

Di: Silvano Antonelli

Con: Silvano Antonelli e Laura Righi

Musiche originali: Ettore Cimpincio e Carlo Massarelli
Ideazione pupazzo: Andrea Rugolo
Assistente alla produzione: Talia Geninatti Chiolero
Costumi: l’Atelier di Augusta Franco
Ideazione grafica e impaginazione: Luca Cisternino
Produzione: UNOTEATRO e CONTATO DEL CANAVESE

Dai 3 ai 10 anni / Pubblico Misto

Ci sono dei libri che quando li leggi, quando te li leggono, è come se tutte le parole, le figure, i colori e anche il profumo della carta, uscissero dal libro e ti entrassero nella testa, nella pancia, nel cuore.

 

 

I “classici” hanno la caratteristica di parlare al cuore delle persone oltre il tempo nel quale sono stati scritti. Contengono un seme di eternità e di verità. E’ come parlassero alla condizione profonda dell’essere umano.

“Peter Pan” parla del volare, della voglia di spiccare il volo dalla finestra della propria camera. Parla del desiderio di ritornare e di finestre chiuse. Parla dell’ombra, della paura di chi cerca di continuare a sognare ma è assalito dalla nostalgia per la sicurezza perduta.

Peter Pan, a nostro parere, interpreta perfettamente i sentimenti del tempo che ci troviamo a vivere. Questo tempo smarrito in cui sembra difficilissimo, se non impossibile, immaginare un futuro.
Ma i bambini “sono” il futuro. I bambini lo vivranno, il futuro, qualunque esso sia. La loro (e la nostra) capacità di volare e di non avere paura di cadere è l’unica cosa che può far pensare a un domani.

E allora “A PROPOSITO DI PiTER PAN” parla del rapporto tra “i desideri” e “le paure”; due archetipi dell’immaginario bambino e universale.

Lo spettacolo non segue la storia originale di Barrie ma ne è una divagazione; del libro utilizza solo alcune suggestioni: il desiderio di volare, la paura di diventare grande. La finestra diventa il tramite sul mondo; quel mondo che ci chiede di diventare grandi rinunciando, spesso, ai nostri sogni. L’eterna lotta tra Peter Pan e Capitan Uncino diviene, allora, metafora della vita e delle figure adulte che la popolano. Quel vivere in cui c’è sempre un orologio che ti insegue ma anche un cuore che batte. Nel teatro, però, si può “FARE FINTA”, ci si può circondare di piccole magie, magari di una fata che ci aiuti a pensare che i sogni e la vita possano stare insieme.


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Spettacolo

STRIP. RICORDI D’INFANZIA

Di e con: Silvano Antonelli

Dai 3 ai 10 anni / Pubblico Misto

ETI – Stregagatto 2004. Premio ex equo come miglior spettacolo di repertorio

Uno strano personaggio vestito in modo spropositato, quasi rigonfio di abiti.

 

 

La scena è costituita da reti. Il personaggio è trafelato, come al solito in ritardo. Deve fare una fotografia al pubblico. Scatta.
Mentre attende che la foto si sviluppi, annota i nomi dei presenti. L’impacciata ricerca di una penna stilografica, la sua non scrive, comporta la rovinosa caduta di un mucchio di fotografie, fatte nel passato che iniziano a interloquire con lui. I ricordi si collegano in un caleidoscopio a ritroso, ogni immagine è rimasta a lui appiccicata in un abito o un oggetto che evocano una situazione. La comica spoliazione prosegue, costringendo il nostro personaggio a ritrovare poco alla volta se stesso, e i segni di questo percorso resteranno aggrappati alle reti sparsi per la scena: è il mondo conquistato.


STRIP (francese)

De et avec: Silvano Antonelli

De 3 à 10 ans / Tout Public

“La scène est couverte de filets, filets de peche tendus comme une toile d’araignée.”

Un personnage, habillé d’une drole de facon, presque gonflé par les vetements, fait son entrée, il est poursuivi par un chien qui a réduit son pantalon en loques…. Il a une valise, il doit prendre une photo du public, il est très pressé, on l’attend pour faire d’autres photos. Il prend ses marques et déclenche son appareil.
Suite à la recherche précipitée d’un stylo, notre héros laisse tomber sa valise avec un tas de photos. Ce sont les images de son passé, il le ramasse et les commente aux enfants. Comme un kaléidoscope, les souvenirs se multiplient à vive allure et les vetements suivent la cadence. Ainsi apparaissent: les crayons de couleur, l’école, le chat, le football, la cantine, le manège, le petit tour en velo, le train, la mer, le cirque, la pluie, les contes, Noel, les cauchemars, les reves…
En dévidant le fil du souvenir, le personnage, par une succession de situations comiques, se débarrasse des traces de son passé (vetements, objets, instruments musicaux et autres…..) qui resteront accrochées aux filets ou répandues sur la scène: il est de nouveau lui-meme.


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Spettacolo

STORIA DI UN PALLONCINO

Di e con: Silvano Antonelli
con la partecipazione di: Laura Righi

Collaborazione drammaturgica: Alessandra Guarnero

Dai 3 ai 7 anni / Pubblico Misto

Premio “Biglietto d’Oro del Teatro” 2008

La storia di un Palloncino azzurro che, a differenza
degli altri palloncini, non riesce a fare a meno di scappare verso l’alto.

 

 

Se la mamma gli fa il bagno e si distrae un attimo per prendere l’asciugamano lui…vola via. Anche quando va a scuola non riesce mai a stare fermo nel banco e vola…sul soffitto a parlare con il lampadario. Il Palloncino azzurro non lo fa apposta, mentre sta facendo una cosa i suoi pensieri volano a fantasticarne un’altra. Il papà e la mamma sono preoccupati e lo portano dal dottore, ma lui scappa anche da lì e vola così in alto da finire nel “paese più per aria che c’è”. Finalmente può pensare tutto quello che vuole… ma non gli viene in mente niente. Ora che è arrivato così in alto da vedere il mondo come un puntino, è verso quel puntino che vuole tornare. Come gli piacerebbe riuscire a vivere con la testa tra le nuvole e con i piedi per terra. In quel modo i sogni e le idee conquistate potrebbero servire per cambiare, magari con altri, il suo piccolo pezzo di mondo.
Nello spettacolo il Palloncino azzurro incontra altri palloncini colorati che ne compongono le varie immagini: gli amici, il primo amore, la scuola, una farfalla, le nuvole, il tempo che passa…
L’attore è accompagnato nella narrazione da una colonna sonora fatta utilizando tanti, disparati e improbabili “strumenti musicali”. Attraverso il personaggio del Palloncino azzurro i bambini diventano protagonisti di una storia che parla della voglia di libertà, del senso di responsabilità e del filo che lega il mondo ideale che si desidera, con il provare, insieme agli altri, a realizzarlo.


HISTOIRE D’UN PETITE BALLON

Det et avec: Silvano Antonelli
et avec: Laura Righi

Collaboration à la dramaturgie: Alessandra Guarnero
Traduction ed adaptation: Arturo Armone Caruso

De 3 à 7 anni / Tout Public

“C’est l’histoire d’un petit ballon bleu qui ne peut pas s’empêcher de s’envoler”.

Le petit ballon a toujours la tète dans les nuages. Ses pensées l’amènent toujours ailleurs et l’éloignent des autres. Papa et maman sont très inquiets et ils décident de l’emmener chez le docteur. Mais le petit ballon finit encore pour s’échapper au “pays le plus haut perché sur les nuages”.
De cet endroit très haut il voit le monde tout petit et souhaiterait redescendre. Il aimerait tellement vivre toujours avec la tête dans les nuages et les pieds sur terre ! Ses rêves et ses idées pourraient alors contribuer àcréer, avec ses amis, un espace partagé de sérénité et de bonheur.
Avec le personnage du petit ballon bleu , les enfants deviennent les protagonistes d’une histoire sur l’envie de liberté , le sens des responsabilités et le fil qui lie le monde idéal des désirs à la réalité de ce qu’ils peuvent réaliser.


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STORIA DI UN PALLONCINO – scheda spettacolo  PDF

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Spettacolo

QUANDO ARRIVA NATALE?

Di e con: Silvano Antonelli

Dai 3 ai 8 anni / Pubblico Misto

Una storia semplice, che permetterà ai bambini di sperimentare ricordi, profumi e climi dell’evento più atteso dell’anno.
Uno spettacolo sull’attesa.

 

In mezzo alla scena c’è un albero di Natale. E’ ancora spoglio. Arriva un personaggio portando uno scatolone. Borbotta e si lamenta che “tutti gli anni tocca a lui addobbare l’albero”…”che tutti dicono di volerlo aiutare ma quando è il momento di farlo non c’è mai nessuno”…”che lui ha un mucchio di altre cose da fare”…”eccetera eccetera eccetera”.

Apre lo scatolone per prendere palline e festoni, ma succede l’imprevisto: lo scatolone è vuoto. Cioè…non proprio vuoto. Sul fondo è rimasto un mandarino. Forse un regalo dimenticato…forse un ricordo. Il nostro personaggio si ricordo improvvisamente di quando era piccolo e dicembre profumava di mandarino. Lo sbuccia…lo assaggia…e, come per magia, si ritrova, bambino, ad attendere il Natale. Si ritrova a chiedere alla mamma, al papà, al nonno, alla nonna, alla maestra, alla zia, ad un mucchio di personaggi “Quando arriva Natale?”. Ognuno cercherà di dare una risposta innescando varie scene, comiche e tenere, nelle quali il nostro personaggio-bambino arriverà poco alla volta a pensare e a sperare che il Natale non arriva quando ci saranno tutti i festoni e tutti i regali, ma, forse, quando riuscirà a provare una piccola, autentica emozione.

Lo spettacolo è “giocato” utilizzando, come elementi scenici che caratterizzano oggetti  e personaggi, proprio gli addobbi natalizi che erano spariti dallo scatolone. Oltre a fare uso del coinvolgimento dei bambini e di filastrocche e canzoncine cantante e sonate dal vivo.


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Spettacolo

I BRUTTI ANATROCCOLI

Liberamente ispirato alla fiaba di Hans Christian Andersen

Di e con: Silvano Antonelli

Dai 3 ai 10 anni / Pubblico Misto

Essere uguali, essere diversi, cosa ci fa sentire “a posto” oppure “in difetto” rispetto a come “si dovrebbe essere”?

 

 

Per una bambina, per un bambino ogni attimo è la costruzione di un pezzo della propria identità.
Il mondo è pieno di modelli e di stereotipi di efficienza e “bellezza” rispetto ai quali è facilissimo sentirsi a disagio. Basta portare gli occhiali, o metterci un po’ più degli altri a leggere una frase, o avere la pelle un po’ più scura o un po’ più chiara, o far fatica a scavalcare un gradino con la sedia a rotelle, o essere un po’ troppo sensibili, o un po’….
Chiusi nelle proprie emozioni è come si sentisse un vuoto, un pezzo mancante.
Ma è proprio da quella mancanza che bisogna partire.
Questo tempo pare sfidarci a essere capaci di costruire noi stessi e la nostra identità, accettando le differenze e le unicità di cui ognuno è portatore.

La fiaba di Andersen a cui il titolo si ispira è qui vista come un archetipo. Come un “classico” che tocca un argomento universale, che va ben oltre il tempo in cui la fiaba è stata scritta. Per indagare un tema che tocca nel profondo il destino di ogni bambino e di ogni persona. Una fiaba che si modifica per parlare a questo presente.

Tra papere e occhiali, strumenti musicali, divertenti e poetiche suggestioni, lo spettacolo cerca di emozionare intorno all’idea che tutti, ma proprio tutti, possano cercare di rendere la propria debolezza una forza. Da qualsiasi punto si parta e in qualsiasi condizione ci si senta.
Un modo  per alzare gli occhi e guardare il grande cielo che ci circonda.
Quel cielo nel quale la vita, qualunque vita, ci chiede di provare a volare.

Lo spettacolo è stato elaborato lavorando in tre direzioni:
La prima è, come sempre, il rapporto con i bambini e ragazzi della scuola dell’infanzia e primaria. Con loro sono stati condotti dei laboratori teatrali durante i quali si è giocato intorno ai concetti di “normalità” e di “diversità”.
La seconda è avere incontrato “ex bambini” che sono stati bambini particolari.
Qualcuno aveva difetti fisici. Qualcuno difficoltà di apprendimento. Varie, e tante differenze.
Ora sono “grandi” e a loro è stato chiesto di raccontare il percorso che li ha portati dal sentirsi “brutti anatroccoli” a trovare, comunque, un loro modo per volare.
La terza direzione è stat quella di confrontarsi con esperti di varie discipline per approfondire, anche sotto il profilo teorico, il tema dello spettacolo.


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I BRUTTI ANATROCCOLI – Diario di un allestimento   PDF

I BRUTTI ANATROCCOLI – scheda spettacolo  PDF

I BRUTTI ANATROCCOLI – scheda tecnica  PDF

I BRUTTI ANATROCCOLI – musiche  PDF

CANZONE I BRUTTI ANATROCCOLI  PDF

Spettacolo

PERCHE’

Di e con: Silvano Antonelli

Dai 3 ai 10 anni / Pubblico Misto

ETI – STREGAGATTO 1994/1995 (Premio speciale come miglior attore)

Un attore, una poltrona e un mucchio di giornali.

 

 

Una discarica? No! Una stanza piena di giornali, mucchi di carta ovunque.
Il sottofondo è un lontano rumore di guerra…..è la realtà o solo un telegiornale che continua a trasmettere?
Improvvisamente, entra in scena un personaggio, è vestito “normalmente”, con giacca e cravatta, ma in più ha un elmetto e anfibi militari.
Pare quasi un soldato, il soldato di tutte quelle piccole e quotidiane battaglie, il rappresentante di tutti i genitori che tornano stanchi la sera e delle preoccupazioni che li accompagnano. Si accascia su una poltrona e inizia a leggere un giornale quotidiano. La sua lettura, però, viene continuamente interrotta da qualcuno. Chi è? Perché continua a disturbare l’unico momento di relax che il nostro personaggio riesce a concedersi nel corso della giornata?
E’ un ipotetico figlio, un bambino – pupazzo (formato da alcuni vestiti “casualmente” sovrapposti) che interloquisce con un papà stanco dopo una giornata di lavoro, ponendo continue domande e costringendolo a distrarsi dal leggere il  giornale per cercare le sempre più difficili risposte.
“Perché mangiamo sempre la minestrina? Quante dita ha lo struzzo? Esiste Babbo Natale? Qual è l’ultimo numero? Perché gli alberi perdono i capelli d’inverno? Cosa c’è dietro le stelle?”
E’ un continuo rispondere a mille quesiti, da quelli più elementari a quelli attorno a cui ruota il mondo.E’ un continuo perdersi e poi riemergere nelle proprie risposte, quasi a voler tramandare tutto lo scibile a chi è all’inizio di un cammino.
E’ un cercare di comprendere i perché infantili , di farli propri e di rispondere con l’uso di esempi, che rimandino all’universale.

Il nostro personaggio, padre per antonomasia e forse anche per vocazione, si arrabatta ad inventare risposte in un continuo gioco di manipolazione dei giornali che lo circondano.
La necessità e il desiderio di comunicare faranno diventare i giornali, di volta in volta, altro: animali, sogni, mostri, universi lontani, piccole e grandi fantasie.
Ma, come sempre, viene il momento di ritornare nel mondo. Ritorna l’alba e la guerra non è sparita. Forse, è lui che è diverso.
Chissà che i piccoli e grandi “perché” non si trasformino in piccoli e grandi desideri?

 


PERCHE’ (francese)

De et avec: Silvano Antonelli

De 3 à 10 anni / Tout Public

Un acteur, un fauteuil et une pile de journaux.

 

Une décharge? Non! Une pièce remplie de journaux, un tas de papiers partout.
Le fond sonore est un lointain bruit de guerre… C’est la réalité ou seulement un téléjournal qui continue à transmettre? On ne sait pas, peut-etre que c’est la vraie guerre ou peut-etre les nombreuses petites guerres qui traversent notre temps et notre vie.

Tout à coup, entre in scène un personnage, il est habillé “normalement”, avec une veste et une cravate, mais en plus il a un casque et des chaussures militaires. Il ressemble presque à un soldat, le soldat de toutes ces petites batailles quotidiennes, le représentant de tous les parents qui, le soir, rentrent fatigués et des préoccupations qui les accompagnent. Il s’affaisse sur un fauteuil et commence à lire son journal quotidien. Sa lecture, cependant, est sans arret interrompue par quelqu’un.

Qui c’est? Pourquoi continue-t-il à déranger le seul moment de relax que notre personnage réussit à s’accorder au cours de la journée? C’est peut-etre un fils hypothétique. Un fils qui pose sans arret des questions: “Pourquoi mange-t-on toujours de la soupe? Combien de doigts a l’autruche? Le Père Noel existe-t-il? Quel est le dernière numéro? Pourquoi les arbres perdent-ils les cheveux en hiver? Qu’y a-t-il derrière les étoiles?

Notre personnage, père par antomase ou peut-etre aussi par vocation, s’escrime à inventer des réponses dans un jeu continuel de manipulations des journaux qui l’entourent. Le besoin et le désir de communiquer modifieront petit à petit, les journaux: animaux, reves, monstres, univers lointains, petites et grandes fantaisies. Ainsi il répond aux mille question, des plus élémentaires à celles autour desquelles tourne le monde. C’est se perdre et se retrouver continuellement dans les réponses, presque à vouloir tansmettre toute la connaissance à qui est au commencement d’un chemin. Mais comme toujours vient le moment de retourner parmi les gens. L’aube point et la guerre n’a pas dispaur. Mais peut-etre que c’est le père qui est différent, cette nuit: les petits et les grands pourquoi du fils sont ils devenus, pour lui, de petits et grands désirs?


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